Sono contento di non odiare più Elisa!

Elisa Toffoli, 2016

E dire che ho sempre detestato Elisa.

Fino a pochi anni fa, esattamente cinque, ho sempre pensato che Elisa fosse la storica antagonista di Giorgia, che fosse la “cantante italiana famosa all’estero” che doveva far di tutto per mostrarsi, per ostentare il suo talento e vantarsi. Me la immaginavo arrogante, presuntuosa, piena di sé e scontrosa. Mi arrivavano opinioni negative e mi facevo influenzare da dicerie di gente che la definiva “saccente e vanagloriosa”.

Invece mi sbagliavo… E sono felice, oggi, di essermi sbagliato in pieno.

Con il passare del tempo ho conosciuto meglio la sua musica, mi sono informato sulle canzoni che vanno oltre i brani radiofonici, mi sono addentrato nel suo mondo musicale ripercorrendo i suoi vent’anni di dischi e ho scoperto una grande donna, oltre che un’artista eccezionale e straordinaria.

Ho imparato a non fermarmi ai giudizi degli “haters”, a quelli che hanno sempre detestato Elisa per le sue capacità innate e per il suo timbro inconfondibile. Mi sono fatto largo tra quelli che hanno sempre sparlato di lei e che in realtà, di nascosto, si ascoltavano l’ultimo successo nelle cuffie. 

Mi piace definire Elisa una creatura poliedrica in grado di incantare milioni di persone e di far commuovere agli animi meno “sensibili” e con un cuore più coriaceo.

Ho avuto la fortuna di vederla in concerto due volte e ad entrambi gli eventi è stato inevitabile osservare gente con gli occhi spalancati dallo stupore e chi, al contrario, teneva le lacrime dentro di sé per non far uscire tutte le proprie emozioni. 

Dopo un periodo di “scoperta” di questa grande artista nel quale mi sono cimentato anche nell’ascolto di brani scartati dai più perché “non orecchiabili”, ho avuto il piacere di riconoscere in lei una grinta spaziale, una tenacia e una cocciutaggine singolari. 

Eh sì, perché Elisa è cocciuta e perfezionista: in alcuni video ed interviste dove stava ultimando la realizzazione di nuovi lavori discografici, si percepisce nel suo sguardo e nella gestualità che il desiderio di rinnovarsi e rompere le barriere è notevole e per farlo ci vogliono caparbietà e inflessibilità, ingredienti che da ormai due decadi fanno parte costantemente della tecnica impeccabile di Elisa.

E non serve andare in America per incontrarla, è sufficiente immettersi nell’autostrada per Trieste e il gioco è fatto. 

«Nella cultura di oggi, così rumorosa e veloce, abbiamo bisogno di artisti veri che esprimano cose di cui non abbiamo nemmeno il tempo di parlare. Artisti come Elisa» affermò Glen Ballard nel 2006, noto produttore americano che collaborò con Anastacia e diresse personalmente le fasi di creazione di “Pearl Days”, uno dei dischi più rock di Elisa. 

Non importa, quindi, che Elisa abbia vinto centinaia di premi o abbia cantato sui più prestigiosi palchi del mondo, ancor meno importanti sono i milioni di dischi che ha venduto: noi italiani dobbiamo essere orgogliosi e fieri di avere al nostro fianco una grande musicista e donna come lei, in grado di evolversi e stupire ogni volta sempre come la prima. 

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