La società ha bisogno di noi

21 Maggio 2017 – È bello pensare che noi siamo elementi fondamentali per il progresso.

La società ci sta insegnando che non ci si può fermare, non si può sostare. Tutto sta andando avanti a una velocità smisurata, quasi spropositata, e noi dobbiamo interagire con tutto ciò che ci circonda e dobbiamo prenderne parte viaggiando con esso, che lo vogliamo o meno.

È bello sapere che non siamo da soli ad incamminarci ma che ci sono tante persone e tanti volti che stano lottando per la stessa causa.

È bello sapere che il supporto che diamo al prossimo è lo stesso che riceveremo.

Alla fine la disperazione, lo sconforto e l’angoscia che proviamo quando crediamo di non essere ascoltati o di essere gli unici risulteranno frivoli e vani.190367_333814570050506_1199197916_n

La tecnologia sta evolvendosi senza tregua, la musica sta cambiando e tutto questo sviluppo progredisce verso una realtà inedita, rivoluzionaria.

Siamo sicuri di essere all’altezza di tutto questo cambiamento? Siamo davvero certi di non perdere le abitudini, le sensazioni che ci lasciano senza fiato, le tradizioni e i nostri momenti tanto preziosi?

L’umanità fa grandi passi verso l’evoluzione ma concede poca attenzione a sé stessa, o almeno, non tanta quanta ne meriterebbe.

Viviamo in un mondo esageratamente superficiale, in un mondo dove ciò che conta non è davvero ciò che dovrebbe contare. Viviamo in una dimensione che dà spazio alle polemiche televisive, alle diatribe mediatiche, alle parole dette senza umiltà, ai confronti inutili. Sopravviviamo in un ambiente dove si ascoltano più lamentele che canzoni d’amore, dove si sentono più giustificazioni che conseguimenti e dove si preferisce guardare piuttosto che vedere.

L’evoluzione è necessaria, essenziale, e ci ha condotto fino a dove siamo ora: senza di essa non vivremmo con così tanta facilità e probabilmente non saremmo nemmeno in grado di condividere i nostri pensieri. Tutto ciò, tutta questa realtà così sbalorditiva, deve saper conciliare il concreto con l’astratto, deve saper prendere per mano sia la trasformazione che la storia, sia la novità che la memoria.

L’essere umano forse non è più abituato a guardarsi dentro, a osservarsi e a fermarsi per pensare e meditare su di sé. L’essere umano non è più abituato ad andare piano, a capire le proprie esigenze e non pretende più nulla da sé.

Non esistono modi semplici per riappropriarsi dei propri ritmi o della propria integrità, ma esiste una soluzione tangibile e concreta alla frenesia del mondo: ascoltare e avere il coraggio di prendersi sul serio. Non siamo dipendenti dalla scienza e non siamo vittime irrequiete immerse nel caos.

Siamo persone fatte di cuore, occhi e orecchie. È bello pensare che la società vada fermata, strattonata e spronata a sfogarsi dal nervosismo, dalla tensione e dalla confusione. È la società che ha bisogno di noi o siamo noi ad aver bisogno della società?

 

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